Se vi chiedessimo di svelarci l’anima della vostra cantina con una sola, semplice frase, quale scegliereste?
Sceglieremmo questa: è il vino che beviamo noi, ogni giorno.
Questa abitudine quotidiana affonda le radici lontano nel tempo: come nasce il vostro legame con il vino?
Il nostro legame con il vino nasce nel 1911, quando Mocco Giacomo acquistò la casa in cui viviamo ancora oggi. Insieme alla casa c’era un piccolo vigneto di Barbera e Moscato: pochi filari, sufficienti per fare il vino destinato alla tavola di famiglia. Per tanti anni il vino è stato semplicemente questo: un gesto quotidiano, un’abitudine sincera, qualcosa da condividere tra le mura di casa. Poi, nel 1959, arrivò il primo cliente, quasi per caso. Da allora il vino continua a essere quello di sempre – fatto prima di tutto per noi – ma con una famiglia un po’ più grande. Una famiglia che oggi comprende chi sceglie di portare sulla propria tavola il nostro stesso vino.
Si percepisce un fortissimo legame alle vostre origini. Quali sono i valori irrinunciabili che vi guidano?
I nostri valori sono rimasti gli stessi di sempre: la famiglia, la genuinità in tutto ciò che facciamo e il profondo rispetto per la terra.
Portando avanti questa tradizione, quali sono i vini che nascono oggi dai vostri filari?
Produciamo vini DOC e DOCG tipici piemontesi. La nostra offerta comprende Barbera, Moscato, Cortese, Grignolino, Dolcetto, Chardonnay e anche il Calosso DOC, che è un vitigno autoctono proprio del nostro paese, Calosso.
Tra tutte queste proposte, quali sono le etichette che vi rappresentano di più?
I vini più rappresentativi della nostra realtà sono sicuramente il “Rovere” e il “RosaRossa“, che sono due espressioni di Barbera Superiore, e il nostro Moscato d’Asti DOCG. Sono proprio i vini che fondano le radici più profonde nella nostra tradizione.
Per garantire questa genuinità nel bicchiere, come operate a livello agricolo e di produzione?
Noi utilizziamo la produzione integrata. Si tratta di un sistema di coltivazione che unisce sapientemente la tradizione, le buone pratiche agronomiche e le tecniche moderne, con l’obiettivo fondamentale di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente.
A proposito di ambiente, come si esprime il vostro terroir e come bilanciate l’uso delle moderne tecnologie con la vostra identità storica?
Il terroir influenza i nostri vini in modo molto riconoscibile, sia per quanto riguarda gli aromi, sia nella struttura. Per noi, gli avanzamenti tecnologici sono semplicemente uno strumento per facilitare il lavoro, ma non incidono mai sull’identità del vino. Tradizione e innovazione non sono in contrasto: la prima ci dà l’identità, la seconda ci permette di esprimerla al meglio, nel totale rispetto del consumatore e della nostra terra.
Per chi desidera entrare a far parte della vostra “grande famiglia”, che tipo di accoglienza offrite a Cascina Comina?
Organizziamo degustazioni, visite in cantina, passeggiate tra i vigneti e aperitivi, proprio per permettere a chi ci sceglie di vivere il vino nel luogo esatto in cui nasce. Per noi, accogliere in cantina significa condividere non solo le nostre bottiglie, ma la nostra storia e il nostro modo di fare vino.
Oltre ad accogliere gli ospiti a casa vostra, partecipate anche a fiere ed eventi sul territorio?
Certamente. Partecipiamo alla festa simbolo del nostro paese. Inoltre, siamo presenti alla Fiera di Piacenza e ad altre piccole fiere nelle regioni vicine al Piemonte.
Quali sono, per concludere, i progetti futuri di Cascina Comina?
I nostri progetti futuri sono rivolti a trovare un modo sempre più autentico e immersivo di far conoscere il vino. In particolare, ci teniamo molto a far capire che il vino non è solo alcol e non è qualcosa da demonizzare, ma al contrario va valorizzato, perché fa parte a tutti gli effetti della cultura del territorio italiano.





