La Mosca Bianca: ambasciatrice della diversità e dello Slow Living in bottiglia

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Se doveste descrivere l’identità della vostra azienda in una sola frase, quale scegliereste?

Ci piace definirci in questo modo: “Ambasciatrice della diversità; vino senza stereotipi”.

Una dichiarazione d’intenti davvero affascinante. Da dove nasce questa voglia di uscire dagli schemi? Qual è la vostra storia?

La Mosca Bianca nasce dall’unione di una piemontese e un lombardo, Barbara e Corrado. Ci accomuna una sfida molto chiara e ambiziosa: quella di riuscire a imbottigliare fughe dalla monotonia della città.

Una fuga che si trasforma in vino. Immagino che dietro questa scelta ci siano dei valori di vita molto precisi…

Esatto, abbiamo fatto dello “Slow Living” una vera e propria filosofia di vita. In tempi frenetici e asfissianti come quelli di oggi, La Mosca Bianca si allontana dal caos e dalle convenzioni sociali, donando finalmente valore al tempo e alla complicità con il proprio calice.

Che tipologia di vini producete e su quali uve vi concentrate?

La nostra scelta è quella di produrre vini naturali, lavorati rigorosamente in purezza da uve Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Moscato d’Asti e Barbera d’Asti.

Come si declinano queste uve nelle bottiglie che proponete al pubblico? Quali sono le vostre etichette?

Abbiamo diverse proposte che raccontano il nostro mondo. Tra le nostre etichette trovate lo Sgairun 2018, La Moisa 2022, il Sursum corda (che è un brut) e il Festina Lente (il nostro brut rosato). Proponiamo poi Amorus e Amorusa, che sono i nostri rifermentati ancestrali, e infine Rus du Sul, il nostro Moscato.

Per poter definire un vino “naturale”, le scelte in cantina sono fondamentali. Quali sono le vostre tecniche di produzione?

Lavoriamo nel modo più pulito ed essenziale possibile: ci affidiamo a fermentazioni spontanee, eseguiamo solo travasi e garantiamo un basso contenuto di solfiti.

In che modo il terreno in cui coltivate riesce a trasferire la sua firma all’interno di questi vini così puri?

Il nostro terroir si fa sentire in modo molto diretto nel calice, donando ai vini due caratteristiche ben distinte: una grande mineralità e un’ottima sapidità.

Come vivete il rapporto tra le tradizioni del mondo del vino e la vostra visione così fuori dagli stereotipi?

Crediamo che La Mosca Bianca abbia bisogno di tempo per affinarsi e maturare, proprio come accade al vino. È proprio in questo lento viaggio che la nostra realtà riesce a sprigionare il suo stile alternativo e originale.

Aprite le porte della vostra azienda per chi vuole staccare dalla frenesia?

Certo, siamo felici di accogliere chi condivide la nostra filosofia offrendo visite in vigneto accompagnate da degustazioni.

E per chi non riesce a raggiungervi, vi capita di portare i vostri vini fuori dall’azienda?

Sì, partecipiamo regolarmente a diverse fiere mercato distribuite nel Centro e Nord Italia.

Per concludere, guardando al futuro con questo approccio “Slow”, quali sono i vostri prossimi passi?

I progetti in cantiere sono davvero tanti, e tra questi c’è sicuramente la volontà di ampliare e strutturare sempre di più l’ospitalità.

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