Tra tradizione e sogni futuri: la giovane storia di una cantina nata per passione e radici

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Com’è iniziata la vostra avventura/passione nel mondo del vino?

Siamo un’azienda molto giovane, siamo nati solo qualche anno fa. Nella nostra etichetta c’è scritto 1847 in realtà, è l’anno in cui, dopo accurate ricerche notarili, i miei avi sono entrati in possesso dei terreni su cui ancora oggi sorgono i nostri vigneti. Fino a pochi anni fa la nostra uva veniva venduta alle cooperative e alle cantine sociali, ma il sogno nel cassetto è sempre stato quello di vinificare e mettermi in gioco con il mio brand.

Quali sono i vostri valori e la filosofia che vi guidano quotidianamente?

La nostra filosofia è orientata a svolgere tutte le operazioni in modo più naturali possibile. Non abbiamo ancora una certificazione “bio” ma il nostro sguardo è in quella direzione, ad esempio nella lotta contro la flavescenza dorata utilizziamo un prodotto, il piretro, che è ad esclusivo appannaggio di chi fa biologico. Non utilizziamo alcun diserbante per preservare il più possibile la biodiversità. Anche in cantina le lavorazioni sono nei limiti del biologico per quanto riguarda l’uso dei solfiti.

Che tipi di vini producete? Quali sono le vostre etichette principali?

Attualmente produciamo tre Vini con i tre vitigni più rappresentativi del territorio. Personalmente sono più affezionato al nostro Grignolino d’Asti che finora ci ha dato non poche soddisfazioni con notevoli riscontri da parte degli addetti ai lavori. Oltre al già citato Grignolino produciamo la Barbera d’Asti DOCG in due versioni: una con affinamento in acciaio, con una bevibilità più leggera, meno impegnativa, e una versione affinata in barrique per 18 mesi, per un palato forse più curioso. Ultimo, ma non per questo meno importante, il Ruchè di Castagnole Monferrato, etichetta nera “Tacun”, il nostro vino più rappresentativo, un Ruchè che affina in barrique per 9 mesi.

Seguite particolari tecniche di produzione che contraddistinguono i vostri vini?

Cerchiamo di lavorare nel modo più naturale possibile, quindi basse dosi di solfiti e fermentazioni secondo le condizioni e caratteristiche intrinseche del vino.

In che modo il terroir influenza i vostri vini?

Il terroir è fondamentale. Terreni diversi danno origine e vini diversi, ça va sans dire. Possiamo dire i nostri avi hanno avuto la fortuna, a suo tempo, di ritrovarsi dei terreni con un perfetto mix strutturale che dona corpo ed eleganza ai nostri vini.

Tradizione e innovazione: come bilanciate questi due aspetti?

Tradizione vuol dire compromessi. Siamo nel solco della tradizione, a mio avviso, quando anziché i diserbanti utilizziamo i metodi meccanici, ancestrali. Siamo nella tradizione quando nella potatura diamo uno sguardo al calendario lunare prima di iniziare la stagione. Innovare? Certamente, soprattutto grazie ai contributi che ci fornisce la tecnologia.

Ci sono nuove tecnologie o modalità che avete adottato di recente?

Ci stiamo gradualmente convertendo all’acciaio. Da, qualche anno operiamo in vigna seguendo i criteri delle linee guida del programma SNQPI. Non è ancora biologico ma è in quella direzione.

Offrite esperienze di degustazione in cantina?

Ahimè, non ancora. Siamo in fase di ristrutturazioni di alcuni locali adiacenti alla cantina. Confidiamo di poter ospitare i primi enoturisti nel 2026 con le degustazioni dei nostri vini in abbinamento ad alcuni salumi di produzione locale.

Come cercate di coinvolgere attivamente i visitatori? 

Nel 2024 abbiamo introdotto la possibilità di partecipare alla vendemmia turistica. Sinceramente non mi aspettavo una risposta così entusiasta dei partecipanti. Abbiamo passato giorni estremamente piacevoli e chi ha partecipato è tornato a casa soddisfatto e non a mani vuote.

A che tipi di eventi partecipate?

Eventi dedicati a piccoli produttori, fiere locali. Borgo diVino sarà un bellissimo e prestigioso palcoscenico per la nostra piccola realtà.

Come vedete le attuali tendenze del mercato del vino? Ci sono nuovi sviluppi che influenzano la vostra produzione o strategia di marketing? 

Non è facile seguire bene tutte le nuove tendenze. Il futuro è il vino dealcolato? Può darsi ma così avremo sicuramente un vino molto poco naturale. Sarà banale dirlo ma la nostra produzione è influenzata dal meteo, non dalle mode.

Quali sono i vostri progetti futuri? Ci sono nuove etichette, varietà di uva o iniziative che state pianificando?

Sì, ho un sogno. Ma attualmente siamo alla fase dei voli pindarici. Il sogno è un vino bianco, magari recuperando una varietà autoctona o un vitigno raro.

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